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2011: Anno Europeo delle Attività Volontarie che promuovono la Cittadinanza Attiva

Data di pubblicazione: 02/12/2009

E' stato approvato dal Consiglio dell'Unione europea nella seduta del 27 novembre 2009.
Il Consiglio dell’Unione europea, nella seduta del 27 novembre 2009, ha approvato la proposta della Commissione europea di dichiarare il 2011 Anno Europeo del Volontariato.
Formalmente approvato con il nome di Anno Europeo delle Attivitá Volontarie che promuovono la Cittadinanza Attiva‚ avrá un sostegno finanziario di 3 milioni di euro per la preparazione nel 2010 e 8 milioni di euro per le attivitá del 2011.

Approvando con 551 voti favorevoli, 19 contrari e 10 astensioni la relazione di Marco Scurria (PPE, IT), il Parlamento sottolinea che il volontariato "favorisce e incoraggia il partenariato e la cittadinanza attiva, che traducono in maniera concreta i valori europei quali la solidarietà e la non discriminazione" e le sue attività hanno "il potenziale per contribuire alla crescita personale e al benessere delle persone e allo sviluppo armonioso delle società europee in termini di solidarietà, inclusione sociale e prosperità". Oltre a ciò, è precisato, "il volontariato presenta anche un valore economico e fornisce un contributo importante all'economia".

L'obiettivo generale dell'Anno europeo è quello di incoraggiare e sostenere - in particolare attraverso lo scambio di esperienze e di buone pratiche e la promozione di approcci innovativi e la valutazione di esperienze - gli sforzi dell'Unione europea, degli Stati membri e delle autorità locali e regionali "per creare, per la società civile, condizioni favorevoli al volontariato nell'Unione europea e conferire maggiore visibilità alle attività di volontariato nella stessa, evidenziandone altresì l'importanza".
I deputati rilevano inoltre che l'Unione europea "ha un ruolo importante da svolgere al fine di promuovere, sviluppare e sostenere le attività di volontariato in tutto il suo territorio", nel rispetto delle diverse forme esistenti all'interno dei singoli Stati membri.

Sostenere il volontariato, ma senza sostituire le attività retribuite
Il Parlamento sottolinea la necessità di garantire "un sostegno efficace e attuare misure a favore delle attività di volontariato per permettere ad un maggior numero di persone di parteciparvi". È dunque importante sostenere l'apprendimento e lo scambio di buone pratiche a livello comunitario, nazionale, regionale e locale, "anche istituendo sistemi efficienti di cooperazione e collegamento in rete tra le associazioni di volontari, e in particolare mediante la creazione di un portale web".
D'altro canto, i deputati rilevano che il volontariato e le relative attività "non possono sostituirsi al lavoro retribuito, sebbene le spese che sostengono i volontari debbano essere adeguatamente rimborsate". Inoltre "non devono essere utilizzate per far fronte a necessità fondamentali che sono normalmente soddisfatte dai servizi sociali, né per sostituire l’azione delle autorità pubbliche". Tali attività, precisa un emendamento, apportano piuttosto "un valore aggiunto alla società in virtù delle loro finalità sociali e culturali".

Riconoscere le competenze acquisite
Secondo il Parlamento, l'Anno europeo del volontariato "dovrebbe offrire l'occasione per incoraggiare gli Stati membri a garantire certezza legale ai volontari per quanto riguarda il loro status giuridico". Anche perché, a livello europeo, "non è stato a tutt'oggi formalmente riconosciuto il lavoro di coloro che svolgono volontariato nel loro tempo libero". A suo parere, inoltre, il riconoscimento del volontariato come un'attività che permette di acquisire competenze e capacità, per esempio tramite il certificato YOUTHPASS associato a EUROPASS, "farà sì che il volontariato non sia considerato un'alternativa alla formazione ufficiale ma un suo complemento, favorendo altresì la mobilità dei volontari".
I deputati sostengono la necessità di promuovere incentivi appropriati per privati, imprese e organizzazioni che formano e sostengono i volontari – "tra cui un'adeguata copertura dei volontari in materia di salute e sicurezza sotto forma di assicurazione antinfortunistica e responsabilità civile durante l'esercizio delle attività". Ritengono infatti che "a ciascun individuo dovrebbe essere permesso di svolgere attività di volontariato". In tale contesto, per favorire lo sviluppo e la partecipazione individuali, i richiedenti asilo, i rifugiati e gli immigrati regolari "dovrebbero essere autorizzati, in misura sempre maggiore, a svolgere un ruolo nelle attività di volontariato, in particolare quando non possono svolgere un'occupazione.

http://www.europarl.europa.eu


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